Nel villaggio di Brétogne, appena coperto dalla
prima neve, stava calando la sera. Un’aura ghiacciata avvolgeva le piccole case
di legno con i tetti di paglia. Il buio inghiottiva velocemente le poche
strette viuzze, dove non si vedeva anima viva. Sottili lame di luce filtravano
dalle fessure delle imposte chiuse, dalle porte serrate. La tensione era
palpabile, in quel vuoto, nel silenzio. Sembrava che persino le case si
stringessero l’una all’altra, tremanti. Come ogni anno, la sera di
Ognissanti il villaggio attendeva, nel terrore, il passaggio del malvagio
spirito dagli occhi verdi che avrebbe tentato con i suoi sussurri le giovani
vergini in età da marito. Leggeva nelle loro menti
e prometteva ciò che più riempiva di desiderio il loro cuore:
l’amore, un vestito nuovo, la rivincita su un’altra fanciulla che le aveva
offese, un cucciolo da coccolare. Ma se solo una di loro avesse ceduto alla lusinga,
abbandonando la propria casa e uscendo in strada, lo spirito l’avrebbe ghermita
e portata via con sé per sempre, nel freddo e nell’oscurità. Così i padri e i
fratelli, per proteggere le fanciulle della famiglia, quella notte le legavano
ai loro letti dopo cena e poi vegliavano fino all’alba davanti al focolare, col
fucile in mano, inutile difesa verso quell’ignoto e potente nemico.
Isabelle aveva sedici anni e per la prima volta si stava
sottoponendo, sdegnata, all’umiliazione di venire legata alla trave che passava
dietro al suo cuscino, vicino alla finestra della piccola mansarda. Il padre
non la guardava negli occhi mentre le diceva che era per il suo bene, che anche
sua madre lo avrebbe voluto. La giovane lo vide scendere dalla scala cigolante
e diede uno strattone di frustrazione alla corda. Stava ancora fissando
arrabbiata il soffitto quando udì come un sospiro, fuori. All’improvviso fu
come se tutto il paese ansimasse, percorso da un fiato nero come la notte che
ormai lo aveva avvolto da ore. Alla ragazza, sdraiata nel suo lettuccio, parve
di sentir alitare il suo nome: “Isabelle”. Tese l’orecchio, incerta di aver
davvero udito. “Isabelle…”, percepì nuovamente.
“Vai via”, rispose tremante, a voce bassa. “Isabelle… davvero vuoi
sposare quel bifolco?”. “Quale bifolco?”, non poté esimersi dal rispondere lei.
“Quello”, sospirò lo spirito, “a cui tuo padre ti ha promessa stamani…”. “Michel?”,
sobbalzò lei, incredula. “Ecco perché era qui stamattina… ed ecco perché mi
guardava con quell’aria strafottente!”. Furibonda, Isabelle diede un altro
strattone alla corda. “Non ci penso nemmeno a sposare quel… quel coso! E’
brutto, puzza e fa il prepotente solo perché è figlio del macellaio!” protestò
lei. Ma lo spirito continuò a sussurrare: “Tuo padre è rimasto vedovo … non sa
come crescere una fanciulla… vuole liberarsi di te!”. Stavolta lei tacque.
Aveva senso. Una lacrima le scese lungo la guancia. “Ma tu puoi scegliere… vieni
fuori… vieni via con me. Sarai libera! Potrai volare nel vento… vedere mondi
lontani… attraversare il mare ... ”.
Isabelle sapeva, sapeva che non doveva muoversi. Che lo
spirito malvagio la stava solo tentando. Che il suo dovere era restare lì,
sposare il figlio del macellaio, tenere a posto la sua casa e dargli dei figli
maschi. Lo sapeva. Le vecchine del villaggio, il prete, le amiche più grandi,
sua madre finché era viva, tutti l’avevano messa in guardia fin da bambina
contro le vuote tentazioni di Edward, lo Spirito di Ognissanti. Ma lei ora non
riusciva a pensare ad altro se non al mare, alle città, a tutto quello che
nella sua vita non avrebbe mai conosciuto, intanto che appassiva accanto a un
uomo che non amava né rispettava, chiusa nelle quattro vie del suo piccolo
villaggio. “Isabelle… il tagliacarte, Isabelle”, esalò lo spirito. Col cuore
che batteva all’impazzata, senza concedersi di pensare oltre, Isabelle afferrò
con la bocca il tagliacarte, che suo padre aveva incautamente lasciato sul
comodino, e recise la corda. “Corri Isabelle, corri da me”, la incitò lo
spirito, intanto che lei, avvolta in un pesante mantello, spalancava piano le
imposte e si calava fuori, giù dalla trave esterna, come aveva fatto tante
volte da piccola per scappare a giocare con le altre bambine quando era in
punizione.
Isabelle si ritrovò in strada. Si guardò intorno, nel
gelo e nel silenzio, pregando con tutta se stessa che lo spirito fosse davvero
bello come dicevano, e non così cattivo; ma solo il vento sibilava nelle strade
vuote, facendo cigolare gli infissi. E finalmente, lei capì. Non c’era nessuno
spirito. In realtà quella notte, liberati dalla leggenda, erano i desideri
delle fanciulle che si manifestavano forti, gridavano la
loro voglia di realizzarsi, se solo esse si fossero liberate dai legami che le
imprigionavano. Isabelle si voltò verso la porta chiusa della sua casa,
tremando. Era stata disposta a donarsi a uno spirito oscuro pur di avere un
futuro lontano da lì, una vita diversa, forse un amore vero. La sua anima ora
era al sicuro, ma i suoi sogni? Quelli che fino a quel momento non aveva nemmeno
saputo di avere? Fece un piccolo passo verso la strada che conduceva fuori dal
villaggio, poi un altro.
Il vento cancellò le sue tracce nella neve.

Wow! Questa storia è davvero intensa, ricca di significato e di morale, mi è piaciuta tantissimo! Mi sono trovata a sperare che nel suo cammino trovi davvero un Edward <3
RispondiEliminaBravissima!!
-sparv-
Bellissimaaa!!! è una storia veramente intensa, misteriosa piena di significato!!!E molto più femminista di quell'oscenità del Twilight invertito che si è inventato la Meyer!!! Steph, guarda e impara!!!
RispondiEliminaAleuname
Anche a me è piaciuta molto, l'ho trovata intensa, ricca di mistero, mi è piaciuta una Bella con un carattere così forte da lasciare tutto e andare per la sua strada, alla ricerca di un futuro scelto da letto e non imposto. Però, ammetto che un pochino mi è spiaciuto che Edward spirito tentatore non sia apparso veramente, era intrigante.
RispondiEliminaQuesta mi è piaciuta da impazzire!!!!
RispondiEliminaIl fatto che Edward sia un'entità astratta, forse esistente, forse no, me lo rende assolutamente stuzzicante... lascia un sacco di scenari aperti.
Favolosa anche per il significato..
Bravissima!
Bella! Bella veramente!!
RispondiEliminaLo spirito tentatore con le sembianze di Edward deve essere veramente un qualcosa a cui è difficile resistere.
Riuscire a liberarsi dalle convenzioni dettate dalla società in cui si vive è difficile ma se lo fai... se ci riesci... sei padrone indiscusso della tua vita e dietro l'angolo può esserci l'Edward dei tuoi sogni.
Bravissima!
Splendido, delicato, pieno di poesia. Sembra una trama scontata, una rivisitazione di qualche racconto dell'orrore di Maupassant, e poi il colpo d'ala finale lo trasforma in qualcosa di inaspettato, un sogno leggero di libertà e consapevolezza. Complimenti.
RispondiEliminaBellissima!! Mi è piaciuto tutto: la presa di coscienza di sè della fanciulla, la tensione che alla fine si scioglie.... Spero che trovi un vero Edward anche io, nella sua conquista della libertà e felicità!
RispondiEliminaBravissima!!!
Punti 2
RispondiEliminaÈ vero, a volte per trovare le ali per volare serve una spinta, un'affascinante tentazione che ti spinga a superare I tuoi limiti...ma poi la scelta finale la devi fare tu...
RispondiEliminaChe meraviglia, mi è piaciuta tantissimo e non sono neanche rimasta delusa dal fatto che lo spirito cattivo Edward non esistesse (forse) ma auguro a questa Bella di incontrarlo davvero nel percorso della sua vita.
RispondiEliminaLa vita che ha scelto di vivere libera dalle costrizioni e dalla socetà.
Complimenti, Brava e grazie
JB
il mio voto
RispondiElimina2
Brava
JB
Brava così si fa, fregarsene e fare di testa propria!
RispondiEliminaHo ragionato per giorni. Questa è la mia storia da punteggio 2.
RispondiEliminaAnche io ti do 2 punti.
RispondiEliminaComplimenti ancora!
Questa è una delle storie che mi sono rimaste dentro dopo averla letta. E' bellissima. E' bella perchè è scritta bene, è fluida, è intensa. E' azzeccata nel tema perchè le paure non sono soltanto fisiche, non si manifestano davanti ai nostri occhi materialmente il più delle volte. L'idea di sentire una voce nel vento, un sussurro, mentre sei legata al letto e non ti puoi muovere è orrenda. Orrenda e paurosa. Immaginarmi lì sarebbe assurdo.
RispondiEliminaMa la parte più paurosa è la consapevolezza che ciò che fa davvero paura è realizzare i propri desideri, compiere quel passo verso l'ignoto, abbandonare la sicurezza e andare avanti, fare ciò che si sogna senza le costrizioni che ci girano attorno.
Per questa tua idea originale, meravigliosamente descritta, ti meriti i miei 3 punti.
Complimenti.
ALy
3 punti per te
RispondiEliminaStoria bellissima e carica di lezioni.
RispondiEliminaMi è piaciuto moltissimo come hai messo giù, attraverso un mito, la ribellione delle giovani donne che non si arrendono a un futuro già tracciato per loro.
Davvero bella e intensa.
Complimenti.
Il mio voto è 2
RispondiEliminaUn Edward tentatore e una Bella desiderosa di una vita felice, lontana da un matrimonio combinato che non vuole.
RispondiEliminaQuesta storia mi ha colpita molto... per l'ambientazione e i protagonisti.
Stupenda :D e tu sei stata bravissima!!
Voto 3!!
RispondiElimina3 punti!!!
RispondiEliminaAleuname.
VOTO 2
RispondiEliminaStoria intensa e bellissima. Sono sicura che Bella incontrerà il suo Edward in carne e ossa.
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